Dall’ascolto dei giovani all’inclusione lavorativa, dal sostegno all’abitare al contrasto della grave marginalità. Quattro progetti, quasi 3,9 milioni di euro di risorse e una rete di servizi e realtà del Terzo Settore per accompagnare le persone nei loro percorsi di benessere e autonomia.
Prefazione di Lamberto Bertolé, assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano
«La salute mentale non riguarda soltanto la dimensione sanitaria, ma attraversa ogni aspetto della nostra vita: le relazioni, il lavoro, la casa, la possibilità di sentirsi parte di una comunità. È da questa consapevolezza che nasce l’impegno del Comune di Milano, che attraverso investimenti, servizi e collaborazioni con il Terzo Settore costruisce risposte concrete ai bisogni delle persone. Milano4MentalHealth è anche l’occasione per raccontare questo lavoro, dare visibilità ai risultati raggiunti e rendere più conosciute le opportunità presenti in città. Perché promuovere la salute mentale significa costruire ogni giorno una Milano capace di ascoltare, accompagnare e non lasciare indietro nessuno.»
Dalla sensibilizzazione agli interventi concreti
Parlare di salute mentale significa parlare di prevenzione, accesso alle cure, inclusione sociale e qualità della vita. Significa riconoscere che le difficoltà psicologiche e psichiatriche possono intrecciarsi con problemi economici, isolamento, precarietà abitativa, difficoltà lavorative e assenza di relazioni significative.
Per questo, accanto alle competenze e agli interventi del sistema sanitario, è necessario costruire risposte sociali capaci di accompagnare le persone nella vita quotidiana.
Il Comune di Milano opera in questa direzione attraverso servizi, progettualità territoriali e collaborazioni con le aziende sociosanitarie e gli enti del Terzo Settore, con l’obiettivo di integrare l’assistenza con le opportunità offerte dalla comunità.
In questa cornice si inseriscono quattro progetti che rappresentano una parte significativa dell’impegno dell’Amministrazione: AccogliMI Plus, R3 – Insieme per la Recovery, L’Arte del Possibile e Sconfinati.
I quattro interventi, sostenuti complessivamente da quasi 3,9 milioni di euro secondo gli importi riportati nei materiali di progetto, sono realizzati attraverso percorsi di coprogettazione e finanziamenti che comprendono le risorse europee del Programma Nazionale Metro Plus e Città Medie Sud 2021–2027.
L’obiettivo comune è offrire risposte differenziate a bisogni differenti: intercettare precocemente il disagio, sostenere i percorsi individuali di Recovery, promuovere l’inclusione lavorativa e accompagnare le persone che vivono condizioni di grave marginalità.
Quattro esperienze che aiutano a comprendere come la salute mentale possa diventare parte integrante delle politiche di welfare e dello sviluppo delle comunità.
AccogliMI Plus: intercettare il disagio prima che diventi isolamento
Risorse indicate: 1.057.913 euro
L’adolescenza e il passaggio all’età adulta sono momenti di trasformazione nei quali possono emergere difficoltà emotive, relazionali e familiari. Non sempre, però, i ragazzi e le ragazze riescono a riconoscere il proprio bisogno di aiuto o sanno a chi rivolgersi.
AccogliMI Plus nasce per ridurre questa distanza tra il manifestarsi del disagio e la possibilità di ricevere ascolto e accompagnamento. Il progetto si rivolge principalmente ad adolescenti e giovani tra i 14 e i 26 anni, coinvolgendo anche genitori, insegnanti e altre figure educative.
Attraverso colloqui individuali, attività di gruppo, laboratori e interventi di prossimità, il progetto offre spazi gratuiti nei quali affrontare difficoltà legate all’ansia, all’umore, alle relazioni, alla scuola e alla vita familiare. Una particolare attenzione è dedicata ai segnali di ritiro sociale, autolesionismo e altre manifestazioni di sofferenza.
Non si tratta soltanto di offrire un primo ascolto, ma di aiutare i giovani e le loro famiglie a individuare le risorse più adatte, mettendoli in collegamento, quando necessario, con i servizi sociosanitari e le opportunità educative presenti sul territorio. I dati illustrano la dimensione dell’intervento. Tra aprile 2022 e giugno 2026, considerando il percorso avviato con AccogliMI e proseguito con AccogliMI Plus, sono stati raggiunti 9.875 beneficiari: 7.890 attraverso attività di gruppo e 1.985 mediante percorsi individuali di ascolto e accompagnamento. Sono stati inoltre intercettati 871 nuclei familiari.
Un elemento significativo riguarda la capacità di raggiungere persone non ancora inserite nella rete dei servizi: il 49% dei casi seguiti nei percorsi individuali non aveva mai avuto una precedente presa in carico e, per circa il 79%, al momento del contatto non risultava attivo un percorso di supporto per il bisogno principale presentato.
Per 233 casi, il progetto ha inoltre contribuito ad attivare 370 risorse del territorio, tra servizi sociosanitari, presidi socioeducativi ed enti del Terzo Settore. Il valore di AccogliMI Plus risiede proprio in questa funzione di collegamento: offrire un luogo nel quale chiedere aiuto e costruire, insieme alle persone, un percorso che non si interrompa al primo colloquio.
Il progetto è realizzato da una rete di 15 realtà del Terzo Settore, con Minotauro capofila, in coprogettazione con il Comune di Milano.
R3 – Insieme per la Recovery: accompagnare le persone verso l’autonomia
Risorse indicate: 2.174.886 euro
La salute mentale non si esaurisce nella diagnosi o nel trattamento di un disturbo. Per chi vive una condizione di sofferenza psichica, la possibilità di costruire o recuperare una vita autonoma dipende anche dall’accesso a un’abitazione, dalle relazioni sociali, dalle opportunità lavorative e dalla partecipazione alla comunità.
È questa la prospettiva del progetto R3 – Insieme per la Recovery, che affianca agli interventi sanitari percorsi personalizzati di sostegno e inclusione sociale.
Al centro del progetto si trova il Budget di Salute: uno strumento attraverso il quale vengono individuati i bisogni, le capacità e gli obiettivi della persona, costruendo un progetto individualizzato insieme ai servizi sociosanitari e alle realtà territoriali.
Una figura fondamentale è quella del case manager, che accompagna la persona e favorisce il coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti.
Gli interventi possono riguardare il sostegno all’abitare, le attività educative e di socializzazione, la formazione professionale, l’inserimento lavorativo e l’accompagnamento delle persone con disagio psichico in uscita dal carcere o dalle REMS.
L’obiettivo non è sostituire il percorso di cura, ma integrarlo con le condizioni sociali che possono sostenere l’autonomia e la partecipazione alla vita della città.
Al 30 giugno 2026, R3 ha coinvolto 574 cittadini, di cui 234 seguiti attraverso percorsi con un case manager e 340 sostenuti direttamente mediante attività sul territorio.
Sono state registrate complessivamente 876 attivazioni di interventi nelle aree dell’abitare, del lavoro e del reinserimento sociale delle persone provenienti da carcere o REMS. Si tratta di interventi e opportunità attivate, non di altrettante persone distinte.
Dietro questi numeri ci sono esperienze diverse: persone accompagnate nel mantenimento di un’abitazione, cittadini coinvolti in laboratori e attività comunitarie, percorsi formativi, tirocini e interventi di sostegno alle famiglie.
R3 è realizzato da un ampio partenariato del Terzo Settore, con il Consorzio SIR come capofila, in collaborazione con il Comune di Milano e con i servizi delle ASST cittadine.
Il progetto esprime un principio centrale della Recovery: accompagnare la persona non soltanto nella gestione della malattia, ma anche nella possibilità di costruire un proprio progetto di vita.
L’Arte del Possibile: il lavoro come occasione di inclusione
Risorse indicate: 225.000 euro
Avere la possibilità di imparare un mestiere, sviluppare competenze e partecipare a un’attività lavorativa rappresenta una dimensione importante dell’autonomia personale e della partecipazione sociale.
Per chi attraversa una condizione di sofferenza psichica o vive altre situazioni di vulnerabilità, l’accesso al mondo del lavoro può tuttavia incontrare ostacoli legati alla fragilità dei percorsi formativi, alla discontinuità delle esperienze o alla difficoltà di trovare contesti professionali inclusivi.
L’Arte del Possibile interviene proprio su questo terreno, costruendo opportunità di formazione e avvicinamento al lavoro all’interno di attività economiche e sociali già presenti in città.
Il progetto propone laboratori di cucina, grafica, comunicazione, pittura e ciclologistica, affiancati da percorsi di orientamento, tirocini e accompagnamento individualizzato.
Le attività si svolgono in luoghi nei quali formazione, impresa sociale e partecipazione alla vita cittadina si incontrano: dall’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini al Parco Trotter, dall’Hub Dergano al Ristoro delle Rane di Gratosoglio, fino ai ristoranti Rob de Matt ed Eufemia e agli spazi del Gruppo di Betania.
Non semplici ambienti formativi, dunque, ma contesti reali nei quali sperimentare capacità, relazioni e responsabilità, con il sostegno degli operatori e dei servizi coinvolti. Al 30 giugno 2026, il progetto ha coinvolto 145 beneficiari, tra persone in carico ai servizi psichiatrici, giovani ospiti di comunità e cittadini con altre condizioni di vulnerabilità. La maggioranza dei partecipanti ha meno di 30 anni.
Il percorso comprende laboratori, formazione professionalizzante e tirocini realizzati sia all’interno della rete dei partner sia presso aziende esterne. Alla stessa data sono state registrate quattro assunzioni successive al tirocinio. L’Arte del Possibile è realizzato da La Fabbrica di Olinda, capofila, insieme a Sinapsi, Magma impresa sociale, Associazione Gruppo di Betania e Centro Servizi Formazione.
Il progetto mostra come gli spazi della città possano diventare luoghi di apprendimento e inclusione, nei quali le persone non sono soltanto destinatarie di un intervento sociale, ma protagoniste di attività che producono valore anche per la comunità.
Sconfinati: affrontare insieme disagio psichico e grave marginalità
Risorse indicate: 440.000 euro
La mancanza di una dimora, l’isolamento sociale, le difficoltà economiche e la sofferenza psichica possono sovrapporsi, rendendo particolarmente complesso l’accesso ai servizi e la costruzione di un percorso di autonomia.
In queste situazioni, intervenire su un singolo problema rischia di non essere sufficiente: il sostegno psicologico deve poter dialogare con l’accesso all’abitare, la tutela dei diritti, l’orientamento lavorativo e la ricostruzione delle relazioni sociali.
Sconfinati nasce per accompagnare le persone con disagio psichico senza dimora o a rischio di grave emarginazione, attraverso percorsi integrati che coinvolgono differenti competenze professionali e servizi del territorio.
Il progetto mette in relazione il supporto psicosociale, l’accompagnamento amministrativo, lo sviluppo delle competenze personali, l’orientamento al lavoro e la ricerca di soluzioni abitative.
Un elemento caratterizzante è l’attenzione alla complessità delle storie individuali, che possono comprendere esperienze migratorie, difficoltà linguistiche, precarietà economica e problemi di accesso ai servizi. Per questo, l’intervento si avvale anche delle competenze dell’etnopsichiatria e di un’équipe multidisciplinare.
I dati raccolti tra giugno 2024 e settembre 2026 documentano 178 persone coinvolte, con una presenza significativa di giovani: il 59% dei partecipanti ha un’età compresa tra 18 e 29 anni.
Il numero complessivo dei partecipanti è passato da 57 a 178 nell’arco del periodo monitorato. Le schede individuali di intervento evidenziano bisogni che riguardano il supporto psicosociale, le competenze personali, l’accompagnamento amministrativo, l’abitare, il lavoro e l’accesso ai servizi.
Sconfinati è realizzato in coprogettazione con il Comune di Milano da GRT – Gruppo per le Relazioni Transculturali, insieme a Progetto Integrazione, Il Giardino degli Aromi e Cooperativa Lotta contro l’Emarginazione, in collaborazione con il Servizio di Etnopsichiatria dell’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda.
L’esperienza mette in evidenza l’importanza di interventi capaci di superare la frammentazione dei servizi, riconoscendo che la salute mentale e l’inclusione sociale sono dimensioni profondamente connesse.
Una città che costruisce salute mentale attraverso le relazioni
I quattro progetti intervengono su bisogni e popolazioni differenti, ma condividono un elemento: la costruzione di percorsi che mettono in relazione la persona con le risorse della comunità.
L’ascolto dei giovani, il sostegno all’abitare, le opportunità lavorative e gli interventi rivolti a chi vive in condizioni di grave marginalità rappresentano ambiti diversi di una stessa attenzione alla dimensione sociale della salute mentale.
In ciascuno di questi interventi, il Comune di Milano svolge un ruolo di programmazione, finanziamento e coprogettazione, lavorando insieme a enti del Terzo Settore, servizi sociosanitari e altre realtà territoriali.
È un impegno che non si esaurisce nelle iniziative di sensibilizzazione: si traduce in attività quotidiane, persone accompagnate, opportunità create e collaborazioni che coinvolgono l’intera città.
Milano4MentalHealth offre l’occasione per rendere visibile questo lavoro e ricordare che la promozione della salute mentale riguarda anche le condizioni concrete nelle quali le persone vivono, costruiscono relazioni e progettano il proprio futuro.