Lo sport non è (solo) risultato: è linguaggio di comunità, capace di rompere le barriere e creare appartenenza quando è vissuto in modo sano e accessibile. È il messaggio che ha attraversato il panel “Il valore sociale dello sport per la salute mentale”, organizzato nell’ambito di Milano4MentalHealth 2025, parte del progetto nazionale Everyone4MentalHealth.

Protagonista del dibattito, Diana Bianchedi – Chief Strategy Planning & Legacy Officer della Fondazione Milano Cortina 2026 e Vice Presidente Vicaria del CONI – ha riportato l’attenzione sul cuore dell’olimpismo contemporaneo: «Hanno aggiunto una parola al motto del CIO: communiter, cioè insieme. Ed è questo il senso più profondo di tutto ciò che stiamo facendo: lavorare insieme».

Per Bianchedi, la rotta è chiara: «Le Olimpiadi sono un palcoscenico dal quale noi vogliamo parlare di salute mentale». Non si tratta di comunicazione simbolica, ma di una vera e propria infrastruttura di accoglienza. «Da qualche Olimpiade esiste uno spazio dove gli atleti che attraversano un momento di difficoltà possono trovare supporto. Non cambierà la loro vita né la prestazione, ma è un messaggio potente: qui ti accogliamo».

Lo sport, specchio della società, restituisce anche i segnali di fragilità: «Nel 2023, all’interno dei tesserati sportivi, il 30% dei ragazzi ha iniziato a esprimere un disagio: mancanza di sonno, ansia, problemi relazionali. Dobbiamo usare questi dati e usare lo sport come metafora e come esempio per parlarci e aiutarci».

Accanto a lei, Federica Alberti, direttrice della Wellness Foundation, ha richiamato il valore dell’attività fisica come strumento di salute pubblica. «Integrare il movimento nella vita quotidiana significa creare le condizioni perché sia naturale fare attività fisica: dalla scuola agli spazi attrezzati, fino alla formazione dei medici e alla prescrizione di esercizio fisico in ricetta». Alberti ha citato l’esperienza condotta con il Comune di Milano nelle Case di Quartiere, dove gli over 65 partecipano a programmi che uniscono attività motoria, sana alimentazione ed educazione agli stili di vita. I risultati, già dopo tre mesi, mostrano un miglioramento della mobilità e un calo della percezione di solitudine. «Il benessere non è solo loro, ma anche dei giovani trainer che li accompagnano. Prendersi cura degli altri è anche un modo per prendersi cura di sé».

Martina Riva, assessora allo Sport, Turismo e Politiche Giovanili del Comune di Milano, ha raccontato come lo sport stia diventando un’infrastruttura civica trasversale, che unisce partecipazione, welfare, educazione e utilizzo degli spazi pubblici. «Grazie a Milano Cortina 2026 lo sport sta diventando lo strumento di tantissimi altri assessorati. I giovani ci chiedono luoghi di socialità, non per forza legati alla performance». Dai festival e progetti nati dal basso come Più Pari, Meno Pi e Paranoia Festival, fino al programma Generazione Sport, che mobilita quasi 1,5 milioni di euro per progetti gratuiti e accessibili, l’obiettivo è uno solo: «Far sì che i ragazzi possano inciampare nello sport e riempire le giornate di positivo. È salute fisica, ma soprattutto mentale».

Sul versante del privato, Tiziana Mele, amministratrice delegata di Lundbeck Italia, ha ricordato che «senza salute mentale non c’è salute». Le imprese, ha spiegato, possono “unire i puntini” tra istituzioni, scuole e terzo settore, per diffondere la cultura della prevenzione e della cura del disagio. «Di salute mentale si deve parlare ovunque: nelle città, nelle scuole, nei luoghi dello sport. L’inclusione passa anche dalla capacità di costruire alleanze».

A chiudere, Lamberto Bertolé, assessore al Welfare e alla Salute del Comune di Milano, ha ribadito il valore dello sport come determinante di salute e strumento di protezione sociale. «Le disuguaglianze crescono, ma colpiscono in modo particolare le famiglie con minori. Per molte di loro, lo sport di base rischia di diventare un lusso». Da qui l’integrazione tra Generazione Sport e il progetto QB, dedicato al contrasto della povertà minorile: «Offriremo a migliaia di bambini e ragazzi la possibilità di accedere gratuitamente allo sport di base per tutto l’anno. È un modo concreto per unire politiche sociali e promozione del benessere».

Con la rotta verso Milano Cortina 2026, la città riafferma il ruolo dello sport come leva culturale e sociale: non solo competizione, ma determinante di salute mentale, veicolo di coesione e fiducia. In una parola – quella che il movimento olimpico ha scelto per il suo futuro – insieme.

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