Nel mondo del pattinaggio di figura, dove ogni gesto è valutato e l’estetica diventa misura del valore, Valentina Marchei ha imparato che la sfida più grande non è vincere, ma restare fedeli a sé stessi.
Ospite del panel “Voci dallo sport” durante la giornata inaugurale di Milano4MentalHealth 2025, la pattinatrice olimpica e responsabile del programma Ambassador di Milano Cortina 2026 ha raccontato il proprio percorso con parole che hanno toccato il cuore del pubblico.
«Nel pattinaggio non c’è un cronometro, ma nove giudici che ti osservano. Questo ti obbliga a vivere sotto pressione, a cercare la perfezione anche quando non serve», ha detto. Una pressione che, negli anni, l’ha portata a confrontarsi con l’immagine e con l’identità. «Per anni ho rincorso qualcun altro. Cresci in un mondo dove ti dicono che dobbiamo essere tutte uguali e finisci per perdere te stessa».
Il punto di svolta è arrivato nel momento in cui ha smesso di inseguire un modello e ha trovato la libertà di interpretare sé stessa sul ghiaccio: «Quando capisci che non esiste una copia l’una dell’altra, cambia tutto. Ti senti invincibile, non perché vinci una medaglia, ma perché ti conosci».
Per Marchei, il benessere mentale nasce da questa autenticità ritrovata, dalla capacità di accettare la vulnerabilità come parte integrante del percorso umano e sportivo.
Oggi, nel suo ruolo di ambassador per Milano Cortina 2026, porta questo messaggio alle nuove generazioni di atleti: «La nostra identità non è data da quante medaglie portiamo al collo, ma dal percorso che facciamo. Per fare sport ci vuole coraggio: a volte atterri molto meglio di quanto immagini».
Le sue parole si intrecciano con il senso profondo di Milano4MentalHealth: promuovere una cultura dello sport come spazio di consapevolezza e inclusione, dove la mente e il corpo lavorano insieme per costruire fiducia, equilibrio e comunità.
All’interno del progetto nazionale Everyone4MentalHealth, la testimonianza di Valentina Marchei ricorda che la salute mentale non è solo un tema di prevenzione, ma anche un atto di libertà: la libertà di conoscersi, di accettarsi e di raccontarsi senza paura.
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