A Milano abbiamo scelto di considerare la salute mentale come un bene comune. Non un tema settoriale, da affidare esclusivamente ai servizi sanitari, ma una responsabilità condivisa che riguarda l’intera comunità. Per questo abbiamo adottato la co-progettazione come metodo di lavoro: significa superare la frammentazione degli interventi e costruire una rete multidisciplinare, capace di accompagnare le persone nei loro percorsi di vita. Due i principi che ci guidano: un approccio recovery-oriented, che mette al centro la possibilità di ricostruire autonomie, e un orientamento community-based, che radica le risposte nei quartieri e nelle reti sociali.
Un metodo condiviso
La co-progettazione è la strada attraverso cui il Comune in alleanza con Terzo Settore, ATS e ASST cittadine, permette l’unione di competenze per offrire risposte più efficaci. Le risorse europee del PON METRO PLUS hanno reso possibile attivare progetti innovativi, ma è stata la regia pubblica e il radicamento nei territori a dare concretezza e continuità a questo lavoro.
R3 – Insieme per la Recovery
Il progetto “R3 – Insieme per la Recovery”, nasce da una rete di 17 partner, capofila Consorzio SIR in coprogettazione con il Comune di Milano e si rivolge a cittadini con disagio psichico pronti ad intraprendere un percorso territoriale di inclusione e cittadini con disagio psichico in uscita dal carcere. Viene attivato un progetto di budget di salute con una figura di case manager che, in sinergia con il servizio inviante, struttura il progetto individualizzato sulle diverse aree di bisogno della persona. Da Giugno 2024 i case manager hanno seguito per percorsi individualizzati 183 beneficiari, 12 sono stati accolti in housing, 75 sono stati assistiti presso il proprio domicilio, 312 persone sono state inserite in diversi laboratori, centri diurni, o altre attività territoriali, 49 hanno usufruito di percorsi di sostegno psicologico per se o per i propri familiari, 5 sono stati affiancati da esperti in supporto tra pari (ESP), 31 hanno effettuato percorsi di orientamento al lavoro e 7 hanno beneficiato di tirocini di inserimento lavorativo.
L’Arte del Possibile
Capofila La Fabbrica di Olinda, insieme a una rete di cooperative e associazioni, questo progetto lavora per l’inclusione lavorativa di persone con disagio psichico e scarse esperienze professionali, in particolare nei quartieri più periferici. Le azioni vanno dai laboratori di cucina, ciclologistica e comunicazione, fino ai tirocini e all’accompagnamento personalizzato. I risultati al 30 giugno 2025 parlano da soli: 90 beneficiari attivati, 22 tirocini interni e 10 esterni, 34 partecipanti ai laboratori, 39 coinvolti in attività formative. E soprattutto, quattro persone che al termine del percorso hanno trovato un lavoro: due all’interno della rete e due all’esterno. È la dimostrazione che la cura e il lavoro possono intrecciarsi, generando autonomia e dignità.
AccogliMI Plus
Pensato per adolescenti e giovani tra i 14 e i 26 anni, il progetto intercetta precocemente fragilità e difficoltà psicologiche, sostenendo anche le famiglie. Dal giugno 2024 al settembre 2025 sono stati intercettati quasi 2000 beneficiari, con 420 persone seguite in percorsi individualizzati, tra cui 199 giovani che hanno espresso direttamente il proprio disagio. Le richieste arrivano per il 47% dalle madri, per il 34% dai giovani stessi, con un’età media di 15–17 anni quando il contatto parte dai genitori e di 20–21 anni quando sono i ragazzi a chiedere aiuto. I bisogni più frequenti riguardano ansia, conflitti familiari, difficoltà relazionali, ma emergono anche depressione, ritiro sociale e autolesionismo. Il progetto ha realizzato 2.512 contatti seguendo 225 casi (infatti anche 6 genitori su 10 partecipano ai colloqui e ai percorsi dei figli, diventando beneficiari diretti dell’intervento) e attivando 118 risorse esterne (sport, formazione, volontariato, servizi). Un dato particolarmente significativo: il 40% dei giovani è stato intercettato entro un anno dall’inizio delle difficoltà, dimostrando quanto sia decisivo agire subito.
Sconfinati
Nato nel giugno 2024, il progetto affronta la condizione delle persone senza dimora o a rischio di grave emarginazione con disagio psichico. È guidato dal Gruppo per le Relazioni Transculturali insieme a una rete di partner che comprende Lotta contro l’emarginazione, Il Giardino degli Aromi, Progetto Integrazione e le ASST cittadine. Il lavoro è multiprofessionale e integrato: sostegno psicosociale, assistenza legale, alfabetizzazione, mediazione linguistica, accompagnamento abitativo e lavorativo, fino ai laboratori di orticoltura comunitaria. Da giugno 2024 a ottobre 2025 sono state seguite 78 persone, provenienti soprattutto dall’Africa occidentale e settentrionale, ma anche dal Sud America, dall’Asia e dall’Europa. Persone con bisogni molteplici e interconnessi, per le quali il progetto ha rappresentato un aggancio concreto, contrastando la cronicizzazione del disagio e aprendo percorsi di cittadinanza.
Conclusione
Un anno fa il Comune di Milano ha scelto di fare un investimento importante sulla salute mentale nella sua dimensione sociale. Accanto all’aspetto sanitario, in capo al SSN, è infatti indispensabile un forte intervento sociale che riguardi l’abitare, il lavoro, la socializzazione, la grave marginalità, l’orientamento e la lotta allo stigma. I numeri di oggi e le voci delle cittadine e dei cittadini che ogni giorno sono coinvolti ci confermano l’efficacia di questa scelta e la necessità di proseguire in questa direzione, riaffermando che non c’è salute senza salute mentale. Abbiamo avviato un modello virtuoso insieme al terzo settore e ai servizi sanitari territoriali che necessita di una linea di finanziamento europeo, nazionale o regionale stabile e proporzionata alla complessità di una grande città come Milano. Troppo spesso l’accesso alle opportunità di cura e benessere è condizionato dal reddito: un principio che non possiamo accettare e che, con questi progetti, intendiamo superare. Milano4MentalHealth, ormai appuntamento fisso della città, serve anche a diffondere la conoscenza delle opportunità esistenti, affinché siano accessibili a tutte e a tutti, e non privilegio di pochi può affrontarla da solo. Co-progettare significa prendersi cura delle persone, dei legami e della città.
Lamberto Bertolé
Assessore al Welfare e Salute – Comune di Milano
Image credit: Carlo Dell’Orto, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
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