La signora L. ha non ha nemmeno 60 anni e vive nelle vicinanze del centro “ProviamociAssieme”, gestito dalla Fondazione Casa della Carità e promosso da R3 – Insieme per la Recovery. Questo centro di prossimità accoglie gli abitanti del quartiere con fragilità psichica e li orienta al servizio psico sociale di zona quando questo passaggio non è già stato fatto in autonomia. Il suo primo contatto con questo servizio avviene in primavera, ma dietro a quell’incontro c’è un lungo lavoro preparatorio.
Infatti, tutto inizia quando una volontaria, segnala alla rete delle associazioni presenti sul territorio la situazione.
Vengono coinvolti i familiari della signora L.: la zia e soprattutto i figli, preoccupati per la salute mentale della madre che passa gran parte delle sue giornate a letto, quasi isolata dal mondo, senza prendersi cura di sé e senza gestire la casa. L’unico momento di svago è il caffè al bar con un uomo molto più grande di lei, con cui ha una relazione.
La sua storia è fatta di difficoltà profonde. L. ha due figli avuti dal marito che li ha lasciati poco dopo la loro nascita, incapace di affrontare la malattia psichica della moglie. Da allora, la donna ha vissuto momenti molto difficili, con più ricoveri ospedalieri e una diagnosi di “psicosi cronica con fragilità cognitiva”. Nel tempo, i farmaci sono cambiati molte volte, senza dare grandi miglioramenti. Negli ultimi anni, i suoi sintomi sono peggiorati: prima deliri religiosi e successivamente ansia molto intensa dopo un episodio di furto.
Durante il periodo del Covid, la signora incontra il nuovo compagno che lei vive come una figura rassicurante, ma i familiari vedono dell’altro: lui controlla la vita della donna, decide quando può uscire e cerca di tenerla isolata, anche scoraggiandola dal tornare a fare volontariato, che era una delle poche cose che le davano forza.
In questa cornice inizia l’ingaggio della signora con gli operatori di R3 – Insieme per la Recovery. Quando la signora arriva per il primo colloquio conoscitivo al centro “ProviamociAssime” promosso dal progetto R3, è accompagnata da uno dei figli.
Si mostra timorosa, parla poco e sembra cercare conforto nel figlio. Per aiutarla a sentirsi più a suo agio, viene invitata a passare un pomeriggio in un momento di bassa affluenza. Sorprendentemente, la settimana dopo si presenta da sola, anche se con qualche incertezza, chiedendo conferma di aver fatto la scelta giusta.
Durante gli incontri successivi la signora L. comincia a interagire giocando a scala quaranta con le operatrici. È presente anche il compagno, che mostra chiaramente la sua diffidenza verso il centro e cerca di mantenere il controllo sulla signora, ma con il passare del tempo anche lui si rende conto della valenza positiva degli spazi di socialità promossi da R3 e concede alla compagna maggiore libertà.
Parallelamente, le operatrici del centro aiutano L. ad avvicinarsi al servizio territoriale di zona accompagnandola al primo colloquio. Da lì parte una presa in carico ufficiale da parte del CPS e l’attivazione di un progetto individualizzato con un budget di salute grazie a R3.
Con questo progetto l’offerta di attività riabilitative per la signora L. si amplia. Dopo qualche tempo in cui frequenta il centro, anche se non sempre con regolarità, chiede di partecipare al gruppo di ballo “i Baldanzosi”. Da quel momento, ogni lunedì pomeriggio L. si presenta con entusiasmo: partecipare a un’attività con regole e obiettivi chiari la fa sentire più sicura e aperta agli altri.
Grazie a questo percorso di maggiore consapevolezza e alla collaborazione con il CPS, R3 – Insieme per la Recovery attiva un servizio di supporto domiciliare con un’educatrice di Cascina Biblioteca, che aiuta L. a riprendere piccole attività quotidiane e a prendersi cura di sé.
Questo cammino ha avuto effetti positivi anche sulla famiglia: i figli hanno potuto finalmente affidare a qualcuno l’aiuto per mettere in ordine la casa, che prima era trascurata, e si sentono più liberi di vivere la loro vita, senza dover continuamente badare alla madre. Ora L. non è più vista solo come fonte di difficoltà, ma come una persona che sta cercando di stare meglio.
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