Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (D-NA) sono patologie complesse che influenzano profondamente la vita di chi ne soffre. Anoressia, bulimia, binge eating disorder e altre forme meno conosciute, come l’ARFID e l’ortoressia, non riguardano solo il cibo, ma anche aspetti psicologici, emotivi e sociali. Spesso si manifestano in età adolescenziale, ma possono colpire persone di ogni genere ed età. Non sono semplici “capricci” o problemi di volontà: sono disturbi seri che richiedono un approccio specialistico e multidisciplinare.

Per approfondire questo tema e comprendere come riconoscere, prevenire e affrontare i DCA, abbiamo intervistato la Dott.ssa Sara Bertelli, psichiatra esperta in disturbi alimentari e direttrice responsabile del Centro Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione dell’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano. La sua esperienza nel campo della salute mentale e della nutrizione la rende una delle voci più autorevoli in Italia su questi disturbi.

📢 Ecco cosa ci ha raccontato.

Quali sono i principali disturbi della nutrizione e dell’alimentazione e quali sono gli elementi distintivi che li caratterizzano?

Spesso si tende a ridurre il problema a un rapporto difficile con il cibo, ma sappiamo che la questione è molto più complessa.

I Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (D-NA) sono patologie complesse che coinvolgono non solo l’alimentazione, ma anche aspetti psicologici, emotivi e relazionali. Si manifestano attraverso comportamenti alimentari disfunzionali e una percezione alterata del proprio corpo. Tra i principali troviamo:

  • Anoressia nervosa: caratterizzata da una restrizione volontaria dell’apporto calorico, accompagnata da una paura intensa di ingrassare e un’alterazione dell’immagine corporea. Tale quadro psichico può essere egosintonico, spesso identitario con un’ambivalenza alle cure ed con impatto elevato sulla salute emotiva e fisico metabolica.
  • Bulimia nervosa: si manifesta con episodi ricorrenti di abbuffate, seguiti da comportamenti compensatori (vomito autoindotto, abuso di lassativi o digiuno). A differenza dell’anoressia, il peso corporeo può rimanere nella norma, rendendo meno evidente l’impatto sul corpo ciò insieme ad un sentimento di vergogna può rendere tardiva la richiesta di aiuto e quindi la diagnosi. Tuttavia, gli effetti sulla salute possono essere gravi, come squilibri elettrolitici, danni allo smalto dentale e problemi digestivi.
  • Disturbo da alimentazione incontrollata (Binge Eating Disorder – BED): caratterizzato da episodi di abbuffate simili a quelli della bulimia, ma senza comportamenti compensatori. Questo porta spesso a un aumento di peso, fino a quadri di obesità, e a complicanze metaboliche, come diabete di tipo 2 e ipertensione. L’aspetto psicologico è cruciale: il senso di colpa e la perdita di controllo alimentare sono elementi ricorrenti.
  • ARFID (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder): un disturbo caratterizzato da un’estrema selettività alimentare o una ridotta assunzione di cibo, spesso legata a paure irrazionali di soffocamento o avversione per certe consistenze. A differenza dell’anoressia, non è associato a preoccupazioni per il peso, ma può avere gravi ripercussioni nutrizionali.
  • Ortoressia e Vigoressia: l’ortoressia è l’ossessione per un’alimentazione “sana”, che può portare a restrizioni alimentari estreme e deficit nutrizionali. La vigoressia, invece, è l’ossessione per l’aspetto muscolare e il controllo rigido della dieta e dell’allenamento.

I D-NA non sono solo il risultato di una cattiva gestione dell’alimentazione, ma vere e proprie malattie mentali con cause multifattoriali, che richiedono diagnosi e trattamento specialistico e interdisciplinare.

Esistono segnali precoci che possono aiutare a riconoscere un possibile disturbo alimentare? Quali sono gli indicatori più importanti da non sottovalutare, soprattutto nell’adolescenza?

Riconoscere precocemente i D-NA è essenziale per intervenire prima che la situazione diventi grave. Alcuni segnali d’allarme includono:

  • Preoccupazione ossessiva per il peso, le calorie e l’alimentazione.
  • Cambiamenti improvvisi nelle abitudini alimentari: digiuni prolungati, abbuffate o evitamento di interi gruppi alimentari.
  • Diminuzione della convivialità e spesso isolamento sociale in senso lato.
  • Aumento dell’esercizio fisico in modo compulsivo, che viene vissuto con senso di obbligatorietà.
  • Alterazioni fisico metaboliche che coinvolgono ogni organo e apparato e che meritano una valutazione medico internistica per gestire possibili emergenze (lipotimie, problematiche cardiache) e comunque per la gestione clinica.

Il picco di insorgenza è in età adolescenziale ma abbiamo esordi prepuberi ed esordi in età tardiva.

Quali strategie si possono adottare per prevenire l’insorgenza dei D-NA? Ci sono fattori protettivi – individuali, familiari o sociali – che possono ridurre il rischio? E quale ruolo possono giocare le istituzioni nella prevenzione?

La prevenzione dei D-NA si basa su più livelli:

  • Individuale: sviluppare una buona consapevolezza corporea ed emotiva, promuovere un’alimentazione equilibrata senza rigidità e incoraggiare un rapporto sereno con il cibo.
  • Familiare: evitare commenti sull’aspetto fisico o sul peso, creare un clima sereno attorno ai pasti e ascoltare i segnali di disagio.
  • Sociale e istituzionale: le scuole possono promuovere programmi di educazione alimentare e benessere psicologico, mentre i media dovrebbero favorire una rappresentazione più realistica dei corpi e contrastare gli ideali estetici e prestazionali spesso irraggiungibili o comunque mantenibili solo a discapito di una serenità esistenziale.

Quando è il momento di chiedere aiuto e quali sono i professionisti e le strutture più adeguate per affrontare un disturbo alimentare?

È importante chiedere aiuto appena si notano i primi segnali. Il medico di base o il pediatra può essere il primo punto di riferimento, indirizzando verso centri specializzati. Il trattamento multidisciplinare è fondamentale e coinvolge psichiatri, neuropsichiatri, psicologi, dietisti e internisti.

Quali sono i luoghi comuni più diffusi sui disturbi alimentari? Inoltre, quali nuove sfide stanno emergendo oggi, in particolare con l’influenza dei social media e dei modelli estetici contemporanei?

Tra i falsi miti più diffusi:

  • “I D-NA colpiscono solo le ragazze giovani”: in realtà, possono riguardare anche uomini e adulti.
  • “Sono solo una questione di cibo”: invece, sono disturbi mentali complessi legati a fattori psicologici profondi.
  • “Basta mangiare di più o di meno per guarire”: il recupero richiede un approccio psicoterapeutico e nutrizionale integrato.

Oggi, i social media amplificano il problema, promuovendo diete estreme e ideali estetici irrealistici. È fondamentale educare i giovani a un uso critico dei media e promuovere una rappresentazione più inclusiva della diversità corporea.

Se dovesse lasciare un messaggio ai nostri lettori e lettrici, quale sarebbe il principale invito alla riflessione sulla salute mentale e i disturbi alimentari?

I D-NA non sono mode passeggere né semplici problemi di volontà, ma disturbi seri che possono colpire chiunque. Chiedere aiuto non è segno di debolezza, ma un atto di coraggio. È fondamentale costruire una società più consapevole, dove il benessere mentale e fisico siano considerati una priorità. Solo rompendo il silenzio e abbattendo lo stigma possiamo creare un ambiente più sano per tutti.

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