🔹 Negli ultimi anni, il tema della salute mentale ha acquisito una crescente centralità nel dibattito pubblico e politico. Perché oggi è così cruciale affrontarlo con una visione sistemica?

📌 Daniela Bianco: Perché la salute mentale non è solo una questione individuale, ma un tema collettivo che incide profondamente sul benessere della società e sulla crescita economica. In Europa, il costo complessivo dei disturbi mentali rappresenta il 4% del PIL, mentre in Italia il peso è di circa 3,3% del PIL, pari a 63,3 miliardi di euro. Questo impatto si distribuisce tra costi sanitari diretti, spesa sociale e perdite legate alla riduzione della produttività. Ignorare la salute mentale significa sottovalutare un fattore determinante per lo sviluppo del Paese.

🔹 Qual è la relazione tra salute mentale e mondo del lavoro?

📌 D.B.: Il legame è bidirezionale. Da un lato, un ambiente di lavoro malsano – caratterizzato da stress cronico, precarietà o discriminazione – può aggravare i disturbi mentali. Dall’altro, una cattiva salute mentale riduce la produttività, aumenta l’assenteismo e il cosiddetto “presenteismo” (ossia essere fisicamente al lavoro, ma con performance ridotte a causa del malessere psicologico).

I numeri parlano chiaro: ogni anno si perdono 12 miliardi di giornate lavorative per ansia e depressione, con un costo globale stimato di 1 trilione di dollari. In Italia, il 64,8% dei disturbi mentali riguarda la popolazione in età lavorativa, ma solo il 40,2% delle persone con disturbi gravi ha un’occupazione, contro una media del 62,1% nella popolazione generale. C’è quindi un enorme divario da colmare.

🔹 Quali sono i principali fattori che influenzano la salute mentale nei luoghi di lavoro?

📌 D.B.: Il nostro studio evidenzia che il benessere lavorativo è fortemente legato a elementi come il riconoscimento del valore del proprio lavoro, l’equilibrio vita-lavoro e una retribuzione adeguata. Viceversa, instabilità occupazionale, discriminazione e carichi di lavoro eccessivi hanno un impatto negativo sulla salute mentale.

A livello internazionale, l’OMS e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) stanno promuovendo un approccio più strutturato alla salute mentale nei luoghi di lavoro, ma ad oggi solo il 35% dei Paesi ha un piano nazionale per affrontare questo tema.

🔹 Investire in salute mentale conviene?

📌 D.B.: Assolutamente sì. Gli studi mostrano che ogni euro investito in salute mentale genera un ritorno di €4,7 tra risparmi diretti sui costi sanitari e benefici indiretti in termini di produttività. Se l’Italia portasse la spesa sanitaria per la salute mentale al 10%, si genererebbero 43,3 miliardi di euro di benefici tra risparmi e crescita economica. Anche un aumento al 5% della spesa sanitaria permetterebbe di ottenere 10,4 miliardi di euro di benefici.

🔹 Quali sono le priorità per il futuro?

📌 D.B.: La prima sfida è superare lo stigma. Non possiamo più considerare la salute mentale un tema secondario. In secondo luogo, serve un approccio trasversale che coinvolga il mondo del lavoro, la scuola e le politiche sociali. Infine, è necessario investire in prevenzione e accesso alle cure, riducendo le disparità territoriali che oggi vedono enormi differenze nella diagnosi e nel trattamento tra le regioni italiane.

Se vogliamo un’Italia più produttiva, inclusiva e resiliente, la salute mentale deve essere al centro delle strategie di sviluppo del Paese.

 

Report completo qui: https://healthcare.ambrosetti.eu/it/incontri/view/14863

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