Con l’arrivo di settembre si chiude l’ombrellone e si riprende la ventiquattrore, con un po’ di nostalgia e sempre più spesso con la preoccupazione, nonché convinzione, che le incombenze lavorative che ci attendono finiranno per travolgerci. Da qui la domanda: esiste un’altra via?
Ne abbiamo parlato con Biancamaria Cavallini, Psicologa del lavoro, Responsabile Scientifica, Consigliera d’Amministrazione e Direttrice Operativa di Mindwork, società che si occupa di promuovere il benessere psicologico all’interno di aziende e organizzazioni, nonché autrice del libro “Ritorno al benessere: gestire lo stress e prevenire il burnout per organizzazioni sostenibili”. La quale ci propone un’alternativa per gestire il rientro dalle ferie, con annessi sentimenti e vissuti, e vivere meglio la ripresa del lavoro.
Come può essere gestito il rientro al lavoro dopo le ferie?
Il rientro dalle ferie tende a portare spesso con sé vissuti di ansia e di preoccupazione, che in inglese hanno assunto il nome di “holiday blues”: ovvero una sensazione di tristezza e di fastidio tipica di quei momenti dell’anno, come l’estate, nei quali si interrompe e poi si riprende la propria routine. É inoltre possibile che insieme a essi si accompagni anche il bisogno che la vacanza continui ancora un po’. Tuttavia, per affrontare e superare al meglio questi momenti si possono adottare delle strategie utili che facilitano il rientro al lavoro. È importante, anzitutto, ritornare per gradi alla propria routine, compiendo piccoli passi e creando un momento di avvicinamento: uno spazio liminale tra la fine delle ferie e la ripresa della routine lavorativa. Ciò consente di prendersi del tempo per sé e definire il giusto ritmo. Ogni persona, infatti, ha un proprio tempo nell’approcciarsi alle proprie attività ed è importante saperlo riconoscere. Ad esempio, c’è chi, per riprendere la propria routine lavorativa, può avere bisogno di più giorni e chi, invece, di una sola mezza giornata. In tal senso, anticipare il rientro dalle ferie può essere una buona soluzione per creare e gestire questi spazi. Un’altra strategia è lasciare andare le aspettative secondo cui si debba rientrare in ufficio ed essere immediatamente scattanti e performanti. Seppur piccolo, infatti, anche il passaggio dalle ferie al lavoro rappresenta un cambiamento di vita: una transizione dall’impatto sicuramente minore rispetto ad altri cambiamenti, ma non per questo trascurabile. Ciò comporta pertanto una fase di assestamento, che può essere accompagnata da quella tipica sensazione di fastidio e di tristezza che la conclusione delle ferie porta con sé, e che rappresenta un cambiamento di stato nel quale è bene imparare a sostare, accogliendo le emozioni che suscita.
Esistono altre strategie per riprendere il giusto ritmo dal rientro dalle ferie?
Può essere efficace tornare dalle vacanze con l’idea di programmare i successivi momenti di pausa e di riposo, come per esempio una gita fuori porta la domenica, e non necessariamente una vacanza lunga o in posti lontani. Questo semplice esercizio consente di programmare e avere già in mente quale sarà un prossimo momento di relax, in quanto anche il semplice mentalizzarlo gli conferisce una prospettiva e una temporalità e, quindi, maggiore concretezza. Il rischio, altrimenti, è che il rientro al lavoro finisca per assumere una dimensione totalizzante, perché all’orizzonte non si vede altro. Un altro consiglio è provare a integrare nella propria quotidianità qualcosa che abbiamo imparato, assaggiato o sperimentato in vacanza. Richiamando così nella nostra routine un’usanza, uno sport o una semplice ricetta di un altro Paese. L’idea, in questo caso, è di evitare di considerare le ferie e il lavoro come compartimenti stagni, ma piuttosto permettere che i nostri momenti di vita e le nostre esperienze possano dialogare tra loro. Se percepiamo le ferie e il lavoro come momenti diametralmente opposti, il rientro dalle vacanze diventa inevitabilmente più complesso.
Il tema delle aspettative e dei confini si accompagna spesso alla dinamica dell’iperlavoro, oggi molto presente. Come si può riconoscere e superare?
Anticipo che definire l’”iperlavoro” è sempre complesso, in quanto con questa espressione si coniugano tra loro elementi oggettivi e soggettivi. Tuttavia, un fattore chiave da tenere in considerazione è la messa in atto di comportamenti antitetici e nocivi rispetto al proprio benessere. Quando, ad esempio, ci si rende conto che il lavoro fagocita tutte quelle occasioni, il tempo e le attività – non necessariamente soltanto di svago – che ci fanno stare bene e vivere meglio. Come ad esempio il sottrarre tempo alla coppia, alla famiglia, oppure a sé stessi, magari smettendo di praticare un’attività sportiva o un hobby che si era soliti fare. Tutto ciò si verifica poiché quando arriviamo a una situazione di iperlavoro, e quindi anche di forte stress, entriamo nel “loop dello stress”. Si tende, cioè, ad aumentare quei comportamenti che non fanno altro che alimentare lo stress e ridurre al contempo le attività che lo mitigano e promuovono il nostro benessere. Pertanto, quanto più avremo bisogno di avere delle valvole di sfogo e delle attività in grado di farci recuperare le energie, meno le utilizzeremo, finendo per fare come un cane che si morde la coda. É necessario, invece, imparare a riconoscere i propri “segnali soglia” oltre i quali non spingersi e che sono estremamente soggettivi. In questi casi il segreto è imparare ad osservarsi, a partire dalla consapevolezza di sé.
Sul luogo di lavoro, invece, come ci si può relazionare con i colleghi e superiori per costruire degli spazi per sé?
Nella mia esperienza lavorativa, osservo come vi sia molto spesso una parte della soluzione che, ahimè, tante volte non si riesce a vedere. Siamo così abituati a leggere il mondo con i nostri occhi che può diventare difficile cogliere soluzioni alternative. In questi casi uno sguardo esterno può risultare prezioso proprio per vedere qualcosa che non ci è immediato e trovare così delle strategie che possiamo adottare in prima persona per riprendere fiato. Occorre quindi trovare il famoso sguardo esterno, come quello di una persona a noi cara che però non conosce completamente la nostra situazione lavorativa e/o l’azienda per cui lavoriamo. Ancora meglio, può essere molto utile consultare un o una professionista della salute mentale. A tal proposito, non dobbiamo pensare che rivolgersi allo psicologo sia una prerogativa soltanto di chi sta male o di chi ha problemi che richiedono necessariamente un lungo percorso. Al contrario, si può andare dallo psicologo anche solo per trovare quel parere esterno – fuori da noi – utile a rileggere la propria situazione e definire così nuove soluzioni e chiavi di lettura. È inoltre possibile trovare alleati e alleate anche sul proprio luogo di lavoro. Oltre ai colleghi e ai propri responsabili, mi riferisco alla funzione HR e ai servizi di supporto psicologico e di formazione nell’ambito del benessere psicologico che molto spesso le aziende offrono alle proprie persone.
Le vacanze estive sono a termine, esiste un modo per gestire il riposo durante l’anno?
Le ferie, come quelle di agosto e di dicembre, sono sicuramente momenti preziosi per rigenerarsi, ma non possono essere gli unici. Se si giunge alle ferie con un forte bisogno di riposare, significa che c’è un problema di fondo, e questo problema si chiama lavoro. Non è sostenibile, infatti, pensare di esaurirsi e sperimentare malessere durante tutto l’anno per poi recuperare le energie soltanto in momenti specifici come Ferragosto, Natale e Capodanno. Al contrario, è fondamentale ritagliarsi delle pause e dei momenti di riposo anche al di là delle ferie più prolungate, come ad esempio delle giornate o delle mezze giornate libere, oppure, piccoli momenti quotidiani in cui svolgere attività con le quali ricentrarsi e rigenerarsi. Anche brevi intervalli di tempo dedicati a sé possono avere un impatto positivo sul proprio benessere psicologico: dall’andare a fare una passeggiata con il cane, all’ascoltare musica, innaffiare le piante oppure fare due passi.
Tutti semplici esempi di attività che possono conferire un ritmo alle nostre giornate. Inoltre, può essere molto utile definire in agenda i momenti di riposo e di svago, così da proteggerli e dargli spazio, non lasciandoli fagocitare da tutto il resto. Un primo passo, questo, per imparare a difendere i propri confini.
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