La prima giornata dei Talk organizzati in Triennale dal Comune di Milano, per Milano 4 Mental Health, ha accolto il grido d’allarme degli specialisti del settore, che quotidianamente affrontano il problema della mancanza di risorse.

Attorno al tavolo primo tavolo della mattina, moderato dall’assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano, Lamberto Bertolé, si sono confrontati Michela Bentivegna, Marta Giacometti, Sara Monaci, Elena Vegni, Renato Riposati, e Giovanni Migliarese Caputi. Proprio quest’ultimo ha riportato i dati più importanti sul disagio giovanile e le nuove patologie che riguardano i ragazzi e le ragazze come l’autocura mediante l’assunzione di psicofarmaci, che coinvolge circa il 10% di loro (fonte ESPAD Italia 2022). Vi è poi il grande tema del consumo di cannabis, che oggi presenta valori di THC tali da renderla molto più potente rispetto al passato. È evidente la necessità di un supporto psichico ed emotivo che però si scontra con la realtà dell’offerta del settore pubblico, che  diminuisce.

È infatti in corso un esodo dei professionisti del settore pubblico, i quali – come sottolinea Rossana Giove (Direttrice Socio Sanitaria dell’ATS Milano) –, di fronte a un’utenza sempre più complessa, si scoprono privi delle risorse necessarie per offrire una risposa adeguata, finendo così per sentirsi abbandonati a loro stessi. E a testimoniare quest’esodo è anche il numero, sempre in calo, dei giovani laureandi che scelgono di non specializzarsi più in psichiatria, preferendo altre carriere, magari con uno sbocco sul privato. Privato che, invece, soprattutto per quanto riguarda i numeri della salute mentale, risulta essere più attrezzato del servizio pubblico.

“Dai dati Cnop – dichiara Damiano Rizzi psicoterapeuta, fondatore e presidente di Fondazione Soleterre, nonché relatore del terzo talk della mattinata – emerge da tempo che l’80% dei bambini e adolescenti non ha accesso al supporto psicologico fornito dal Ssn, ma solo a pagamento. Ad oggi, ci sono 2,8 psicologi ogni 100mila abitanti nei consultori; 2,2 ogni 100mila negli ospedali. Ma ne servirebbe 1 ogni 1.500 secondo i dati Iss”. Al contrario, nel settore privato la presenza di psicologi è pari a 3 professionisti ogni 1.500: vi sono infatti 120.000 psicologi sul territorio italiano, ma la stragrande maggioranza di essi non fa parte del servizio pubblico: perché? La risposta è che mancano le risorse e una progettazione di lungo respiro, che sappia attendere anche 5 o 10 anni per ottenere dei risultati tangibili.

A prevalere è ancora la logica del costo che scalza quella dell’investimento, benché i numeri dicano esattamente il contrario. Le ricerche condotte nel Regno Unito, sul tema della salute mentale e del servizio pubblico, mostrano che per ogni sterlina investita in prevenzione se ne possono risparmiare ben 7 negli anni successivi. Questo perché cogliere oggi l’insorgere di un disturbo, quand’è ancora nelle sue forme più lievi, permette di risparmiare costosi interventi di recupero domani, come sono quelli che si trova oggi a fronteggiare il sistema sanitario italiano. Sempre secondo le ricerche sui tassi di prevalenza dei disturbi mentali, ad oggi si stima che, nell’arco della sua vita, circa una persona su 5 andrà incontro ad uno di essi. Occorre quindi riorganizzare la salute territoriale, fronteggiare lo stigma sociale che ancora etichetta le persone affette da disturbi mentali ed investire in prevenzione. Il rischio, in assenza di anche una di queste azioni, è che si continuino a creare quei compartimenti stagni tra i servizi territoriali, ben noti tra gli operatori, e gli utenti. Ciò si verifica perché di fronte all’assenza di risorse scatta il comportamento difensivo, da parte dei professionisti del settore, di trincerarsi dietro il proprio perimetro di competenze, creando così ampi spazi vuoti nel servizio pubblico, nei quali finisce una gran parte dell’utenza che vi accede. Si consideri infatti che nel solo 2019 vi sono stati ben 648.408 accessi al Pronto Soccorso per patologia psichiatrica, pari al 3% di tutti gli accessi ai PS registrati, ma solo il 13,4% di essi ha portato a un ricovero ospedaliero. Numeri altrettanto allarmanti ci arrivano dal bonus psicologo, che ha accolto solo un utente su 9 di quelli che hanno fatto domanda.

Di fronte a questo scenario, con numeri in crescita dal lato utenza e in diminuzione dal lato delle risorse e dei professionisti del servizio pubblico, è fondamentale il ruolo della politica e dell’opinione pubblica. Su quest’ultima e su M4MH, Elena Vegni Psicologa, Psicoterapeuta e direttrice Unità operativa psicologia clinica ASST Santi Paolo e Carlo, ha dichiarato: “è importante sollecitare l’opinione pubblica affinché si rifletta sul fatto che un problema di malessere, rispetto alla propria salute mentale, non sia qualcosa di cui vergognarsi. Le iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sono quindi essenziali.”

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