Il dolore è un’esperienza universale.
Da sempre accompagna l’essere umano, tanto che già gli antichi greci ne riconoscevano il valore trasformativo. Dicevano πάθει μάθος (páthei máthos), ovvero “attraverso la sofferenza, l’apprendimento”.
Un concetto semplice e profondo: il dolore insegna, ma per apprendere davvero servono pazienza, consapevolezza, e coraggio di stare dentro a ciò che fa male.
Il dolore, però, non è tutto uguale. Il dolore fisico lo riconosciamo, lo vediamo, lo nominiamo senza vergogna, lo giustifichiamo.
Il dolore psicologico no, lo evitiamo. Un male sottile, silenzioso, che si insinua tra le pieghe dell’anima, che si nasconde nelle crepe del quotidiano, che fatichiamo a riconoscere e legittimare e che, con difficoltà, si mostra alla luce del giorno. È una sofferenza che non lascia lividi visibili, ma che può essere altrettanto — se non più — lacerante.
In realtà, dolore fisico e psichico camminano spesso insieme. Ignari o volutamente tali, cadiamo nell’errore di Cartesio, scindendo mente e corpo.
I disturbi psicologici e psichiatrici sono una realtà tangibile, diffusa e pervasiva, eppure ancora oggi trattata come un tabù.
Non se ne parla abbastanza, non se ne parla con il giusto tono. Chi ne soffre spesso si sente solo, abbandonato, invisibile, giudicato. Ma se c’è qualcuno che può spezzare questo silenzio, sono proprio le persone che convivono ogni giorno con questa realtà.
È per questo che siamo qui.
Siamo un gruppo di ragazze, diverse ma unite da un’esperienza comune: viviamo e affrontiamo, ciascuna a suo modo, la sofferenza psicologica. E abbiamo deciso di non restare in silenzio. Vogliamo parlare, gridare, raccontare al mondo che cosa significa convivere con questa sofferenza.
Cosa comporta. Come ci si sente. Quanto costa.
Ma anche — e soprattutto — vogliamo mostrare che avere una malattia mentale non ci definisce né ci limita.
Siamo molto di più delle nostre diagnosi.
Ci improvvisiamo pittrici, scrittrici, modelle, fotografe. Usiamo l’arte come linguaggio, come ponte, come testimonianza. Trasformiamo il nostro dolore in qualcosa di visibile, tangibile, condivisibile.
Perché ciò che spesso passa inosservato, noi lo vogliamo rendere evidente.
Perché dietro ogni sorriso spezzato, ogni sguardo basso, ogni silenzio troppo lungo, c’è una storia che merita di essere ascoltata.
E noi siamo qui per raccontarla.
“Continuum normalità-psicopatologia”
La differenza tra normalità e psicopatologia non è netta, ma piuttosto una questione di grado.
I sintomi psicopatologici possono essere considerati come varianti estreme nel grado di emozioni e comportamenti normali, collocati lungo un continuum che va da lieve a grave.
Questo concetto, alla base della diagnosi psichiatrica, suggerisce che la psicopatologia non è un mondo a sé stante, ma piuttosto un’estensione o una variazione di esperienze umane comuni, con differenze principalmente di intensità, frequenza e impatto sulla vita dell’individuo.
“…Si è fatta strada una certa consapevolezza di quanto possa essere tenue la barriera, che ognuno che si considera “sano di mente” vorrebbe invece solidissima, fra normalità e anormalità psichica, di quanto sia poco afferrabile il concetto di “norma” in psichiatria e di come esso possa dipendere anche da variabili ambientali e culturali, e infine di come in ognuno di noi esistano istanze semisconosciute, sconosciute o negate, di schietto carattere irrazionale…”
(A. Ballerini, La Diagnosi in Psichiatria, Carrocci, 1999).
Organizzato da:
Alessia Spina, Anna Ongaro, Giorgia Gaccione, Roxana Elena Popa, Agnese Anna Franca Sini
Contatti:
Alessia Spina, Curatrice
@. alessiaspina@aol.com
T. +39 3287042971
