Il Manifesto ‘Salute mentale bene in Comune’ inizia affermando che “Non c’è salute senza salute mentale”, uno slogan che sintetizza in modo efficace l’approccio olistico dedicato a un tema – quello della salute – che deve essere considerato come somma di due componenti, quella fisica e, appunto, quella mentale, egualmente importanti e meritorie di attenzioni.

Da qui, la definizione di alcune ‘priorità strategiche’ che riguardano, da un lato, la prevenzione e la promozione dell’importanza della salute mentale e, dall’altro, la riduzione dell’impatto dei disturbi mentali sulla vita del singolo e della comunità.

“Spesso – ha affermato il presidente di Anci Antonio Decaro – si tende a pensare che la salute mentale, essendo un tema che incrocia gli aspetti che attengono alle politiche sanitarie, non sia di stretta competenza dei sindaci, invece così non è. Perché quando parliamo di salute mentale parliamo di benessere dei cittadini, dimensione che inevitabilmente ha una stretta correlazione con il benessere delle città. Penso alle pratiche di socializzazione, alle pratiche di fruizione degli spazi pubblici, alle condizioni di tante famiglie che spesso hanno difficoltà a riconoscere una condizione di disagio e le sue possibili soluzioni. Ed ecco che la salute mentale, così come il benessere dei cittadini, diventa una dimensione collettiva di cui non solo i sindaci, ma anche la comunità di appartenenza, deve farsi carico.  Spero che incontri come quello di oggi – 6 Ottobre – possano servire ad accendere un faro su questioni che sono molto più comuni e trasversali di quello che si può immaginare”.

I promotori si impegnano, dunque, a mettere in campo azioni a supporto della qualità della vita dei cittadini e delle cittadine con iniziative informative, a supporto dei giovani e per limitare l’isolamento sociale, di contrasto allo stigma e, soprattutto per promuovere l’integrazione socio-sanitaria anche nell’approccio a questi problemi, in modo che la componente sociale, in carico ai comuni, possa essere efficacemente di supporto a quella sanitaria, per esempio quando il disagio sfocia in patologia, al fine di garantire percorsi di reinclusione e autonomia. Fondamentale è creare una rete di supporto – non lasciando questo onere solo in carico alla famiglia e agli amici – per accompagnare la persona in un percorso di uscita dalla condizione di vulnerabilità.

“Milano 4 Mental Health – ha dichiarato Alberto Siracusano, coordinatore del Tavolo tecnico ministeriale per la salute mentale – promuove una nuova cultura sul tema della salute mentale, che vuole contrastare la scarsa conoscenza che ancora coinvolge i problemi legati al benessere mentale. Ad esempio, un semplice dato ci dice come ancora oggi lo stigma attorno alla cura della depressione sia molto marcato: uno studio, infatti, mostra come il 47% delle persone affette da questo disturbo non acceda alle cure e non lo fa perché possiede una scarsa cultura su che cosa significhi avere una depressione, sul come curarla ed affrontare il conseguente percorso terapeutico. Un altro motivo per cui è importante il manifesto è perché accende i riflettori sulle diverse cause profonde oggi alla base del disagio psichico. E ciò lo si può constatare con quello che accade tra i giovani, spesso coinvolti in episodi di violenza, di aggressività e di bullismo che oggi sono molto diffusi e che hanno delle forti radici in quelli che vengono definiti i determinanti psico-sociali della salute mentale, come ad esempio la povertà vitale descritta nel Manifesto”.

Sebbene sottovalutato, il tema del disturbo mentale è infatti significativamente presente da diversi anni nel panorama italiano. Già nel 2019 oltre l’1,4% della popolazione italiana (più di 826.456 persone) ha usufruito dei servizi specialistici deputati alla tutela della salute mentale. In 291.695 casi si è trattato del primo contatto con i Dipartimenti di Salute Mentale, con un’età media intorno ai 40 anni. Inoltre, secondo i dati riportati dal Rapporto Salute Mentale del Ministero della Salute (2021), sempre nel corso del 2019 vi sono stati 648.408 accessi al Pronto Soccorso per patologia psichiatrica, pari al 3% di tutti gli accessi registrati; ma solo il 13,4% ha portato a un ricovero ospedaliero.

La pandemia è intervenuta su un sistema già in difficoltà, causando un incremento dei casi di ansia e di depressione. Secondo i dati del Global Burden Disease del 2022, ripresi dall’Headway – Mental Health Index 2.0 Report (realizzato dal Think Tank The European House – Ambrosetti e Angelini Pharma), in Italia durante la pandemia si è assistito ad un aumento dei casi di depressione maggiori tra il 22,1% e il 25,4%, e lo stesso vale per l’ansia (con valori tra il +21,2% e il +25,6%). Nello specifico, durante il periodo Covid-19, il 46% degli adulti over 65 ha percepito un peggioramento del proprio stato di salute mentale a causa delle preoccupazioni generate dall’isolamento, dai cambiamenti nella routine, dal rischio di contagio e dalla difficoltà di adattamento alla tecnologia.

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